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<title>KOKOPELLI - Il blog di Vincenzo Caico</title>
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<description>KOKOPELLI - Il blog di Vincenzo Caico</description>
<language>it</language>
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<pubDate>2007-08-23T10:50:00+01:00</pubDate>
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<title><![CDATA[La cura del rimpianto]]></title>
<link>http://www.vincenzocaico.com/default.asp?id=198</link>
<pubDate>2010-07-21T10:07:00+01:00</pubDate>
<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img src="../public/foto_blog/scacchi.jpg" alt="Scacchi" width="411" height="486" /></p><br />
<p>Ambra dice che aspetta con ansia il mercoled&igrave; a partire dalla sera prima. Che &egrave; il suo piccolo momento di piacere. Io non mi faccio illusioni, per&ograve;: dice tante cose. Quando arrivo ha gi&agrave; messo i pezzi sulla scacchiera, alla rinfusa, e ha tirato gi&ugrave; i cuscini, visto che giochiamo sul pavimento e ogni partita dura un&#8217;ora o pi&ugrave;.&nbsp;</p><br />
<p>"Non tocca a me il nero" faccio, come ogni volta.&nbsp;</p><br />
<p>"S&igrave; invece" dice lei, accarezzando i suoi pedoni bianchi come se fossero un piccolo esercito del bene.</p><br />
<p>Mi piace osservarla mentre gioca. Quando riflette sulla prossima mossa ha l&#8217;espressione seria ed impegnata di chi con un solo gesto potrebbe cambiare i destini del mondo.</p><br />
<p>Volevo insegnarle la dama, che &egrave; pi&ugrave; semplice, ma lei ha insistito per gli scacchi: ogni pezzo per lei &egrave; un personaggio ben distinto, con una storia a s&eacute;, che prende parte ad una grande impresa collettiva. Se fa un errore grossolano la correggo, allora reagisce quasi con insofferenza. Sbuffa, contesta ma poi accetta il consiglio. Una cosa in pi&ugrave; che impara, piccoli mattoni che costruiscono il suo crescere.</p><br />
<p>Nadia ha lasciato la porta della cucina socchiusa, per rispettare la nostra intimit&agrave;, e di tanto in tanto sbircia. A volte sorride. Attraverso la fessura posso intuire i suoi movimenti in cucina: rapidi, precisi, leggeri, come fossero una danza. La prima volta che sono venuto a trovarle nella loro nuova casa ha esitato a chiudere la porta, combattuta tra il dovere di lasciarci da soli per due ore e l&#8217;istinto di proteggere i loro spazi, di ribadirne il possesso. Adesso sta asciugando i piatti con un panno uno ad uno, ma forse &egrave; solo un modo per tenersi impegnata e far trascorrere questo tempo.</p><br />
<p>Due settimane fa &egrave; passata a trovarla un&#8217;amica, una che ha conosciuto dopo noi due. Si sono chiuse in cucina a discutere e fumare. A tratti parlavano sottovoce - probabilmente di me ed Ambra -, a tratti le sentivo ridere attraverso la porta, con quella complicit&agrave; tipica delle amicizie tra donne ben rodate.</p><br />
<p>Oltre quella porta c&#8217;&egrave; un mondo che non mi appartiene pi&ugrave;.</p><br />
<p>La settimana scorsa, invece, &egrave; venuto a trovarla un uomo, un mio coetaneo. Giacca e cravatta, ricci neri, aspetto curato, un professionista di non so cosa. Stringendomi energicamente la mano ha esibito un sorriso fiducioso e costruttivo. Sapeva di pulito e dopobarba costoso. Ambra, invece, aveva appena rovesciato i suoi acquerelli sulla mia polo.</p><br />
<p>Dopo avermi salutato si &egrave; diretto verso il frigo come un padrone di casa, ha tirato fuori una bottiglia di birra, ha preso due bicchieri con la premura e la naturalezza di chi sa trattare le donne e ha raggiunto Nadia in cucina chiudendo anche lui la porta dietro di s&eacute;.</p><br />
<p>Avrei dovuto sentirmi uno spettatore apatico dello scorrere quotidiano di esistenze distinte, lontane dalla mia, eppure ho percepito un rivolo velenoso insinuarsi per un attimo dentro di me.</p><br />
<p>Adesso Ambra sta cercando di costruire una caserma dei pompieri con i lego. Osservo le sue mani, le sue dita muoversi con un&#8217;orgogliosa incertezza. Avverto il suo calore, il suo odore, la sua fisicit&agrave;. Durante i nostri primi incontri la trovavo che giocava gi&agrave; in soggiorno. Mi avvicinavo a lei timidamente, in punta di piedi. In fondo ero un intruso arrivato col treno delle 16:50 nella sua vita, uno che neanche sapeva bene ci&ograve; che stava rivendicando.</p><br />
<p>Stavolta, invece, mi ha accolto a met&agrave; dell&#8217;unica rampa di scale - ventidue gradini - che conduce al loro appartamento. Quando sono arrivato a circa un metro ha spalancato le braccia e si &egrave; lasciata andare nel vuoto: un abbraccio sorprendente e sconsiderato.</p><br />
<p>Stringendola al petto &egrave; stata la prima volta che ho avuto davvero coscienza di lei.</p><br />
<p>Ambra: un mio prodotto, una vita che si &egrave; staccata dalla mia, uno spin-off della natura. Voglio il meglio per lei, ne sono certo e mi stupisco a pensarlo. Voglio che faccia della sua vita un piccolo miracolo, quell&#8217;idea di miracolo che inseguivo anch&#8217;io a vent&#8217;anni e che &egrave; andata perduta nello scontro con le misere contingenze della vita.</p><br />
<p>Voglio che Ambra porti avanti, a modo suo, quanto di buono ci sia - o ci fosse - nel mio messaggio al mondo. La cura migliore per tutti i miei rimpianti.</p><br />
<p>Eppure il mio rimpianto pi&ugrave; grande &egrave; stato proprio lei. Ma questo l&#8217;ho compreso soltanto da poche settimane. Ci sono cose che richiedono prese di coscienza, non buoni consigli.</p><br />
<p>Cinque anni fa non ho battuto ciglio quando Nadia mi comunic&ograve; la sua decisione di portarla al mondo e crescerla da sola. Forse quella sua dichiarazione era l&#8217;ultimo tentativo di scuotermi, di recuperare una relazione che stava andando a rotoli verso l&#8217;abisso.</p><br />
<p>Invece la lasciai da sola. Lei rimaneva in trincea, io avrei cambiato citt&agrave;.</p><br />
<p>Mi bast&ograve; un fine settimana per portar via da quella nostra casa durata solo sei mesi tutta la mia roba, i miei dischi, i miei libri. Per dimenticare che da l&igrave; a poco sarei diventato padre di qualcuno che dopo la mia fuga sarebbe comunque cresciuto sulla mia stessa terra, chiss&agrave; dove, chiss&agrave; come.</p><br />
<p>L&#8217;ho tagliata fuori dalla mia vita come si espleta un compito durante un processo aziendale. Ho chiuso la pratica cos&igrave;. Una pratica che ho scoperto avere un peso tale che devi contrarre i muscoli per non rischiare di farti male quando ti salta addosso. Una creatura che ha un suo odore, un suo calore, un naso umido, capelli e piccole mani.</p><br />
<p>La porta della cucina si apre e la testa di Nadia si affaccia a sorpresa. "Vi va un&#8217;aranciata?". Mi giro verso Ambra cercando una sua risposta. Lei fa una smorfia a cucchiaio con la bocca, ostenta sufficienza. Insisto io, le faccio "Mh?". Si prende ancora qualche istante, poi sorride e annuisce scuotendo la testa con energia.</p><br />
<p>"Va bene &ndash; ne vengo fuori -, due belle aranciate per me e per la signorina": le battute brillanti, &egrave; vero, non sono mai state il mio forte.</p><br />
<p>Nadia arriva in soggiorno a piedi nudi con il vassoio. Ci porge i bicchieri, ne prende uno anche per s&eacute; e si accomoda sulla poltrona. Stavolta rimane con noi. Accavalla le gambe con eleganza stanca, sorride ad Ambra. Hanno entrambe la pelle un po&#8217; abbronzata, gli stessi capelli chiari e le stesse lentiggini. Sono gi&agrave; state al mare. Magari ci sono state col professionista di non so cosa.</p><br />
<p>Osservo la serenit&agrave; matura di Nadia, le sue braccia toniche ricoperte di peli biondi e sottilissimi, la sua calma attenzione. Provo ad immaginare le difficolt&agrave; che ha dovuto affrontare per tirare avanti in questi anni. Adesso le sono grato di non avermi fatto alcuna domanda, di non avermi rinfacciato nulla. Forse sarebbe bastata una parola di troppo per farmi ritornare sulle mie decisioni.</p><br />
<p>Da quando ho voluto riprendere i contatti mi ha solo parlato del suo lavoro di insegnante e di Ambra. Dei soldi ne abbiamo parlato una volta sola e quasi con imbarazzo. Ci siamo accordati subito, in uno scambio di battute.</p><br />
<p>Immagino che lei abbia pochi amici ma fidati e che il tempo che pu&ograve; dedicare a se stessa sia praticamente nullo. Questa casa minuscola ma curata, con entrambi i nomi e l&#8217;unico cognome possibile sul citofono, &egrave; il loro piccolo paradiso a colori.</p><br />
<p>Ad un tratto vedo la scena dal di fuori come ripresa da un grandangolo. Interno giorno: io, lei ed Ambra nel loro appartamento. Nadia seduta in poltrona, noi due per terra in mezzo ai cuscini, sul pavimento disseminato di lego e piccoli personaggi di gomma. Penso allora che ci si possa sentire fortunati, nella vita, quando si &egrave; ancora in tempo per le scelte giuste.</p><br />
<p>"Facciamo un&#8217;altra partita a scacchi?".</p><br />
<p>"Si &egrave; fatto tardi. Tra poco devo andare".</p><br />
<p>"Non importa, iniziamo lo stesso e continuiamo mercoled&igrave; prossimo. Quando torni".</p>]]></description>
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<title><![CDATA[Alcamo.it... e tre!]]></title>
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<pubDate>2010-07-20T23:28:00+01:00</pubDate>
<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img src="../public/foto_blog/alcamoit3.png" alt="Alcamo.it" width="500" height="320" /></p><br />
<p><a title="Alcamo.it" href="http://www.alcamo.it" target="_blank">Alcamo.it</a> si rinnova praticamente ogni tre anni e da ieri &egrave; online la nuova versione, la 3.0. Stavolta offriamo un blog d&rsquo;informazione curato da Massimo Provenza, giornalista professionista e collaboratore del Giornale di Sicilia, e alcuni blog d&rsquo;autore scritti da persone interessanti di Alcamo e dintorni che hanno idee e cose da raccontare. Per partecipare al sito non &egrave; necessaria alcuna iscrizione, ci si autentica tramite Facebook. I primi due blog d&rsquo;autore sono gi&agrave; partiti: <i>Fuori dal coro</i> di Roberto Scurto e <i>La tavoletta dello scriba</i>&nbsp;curato da Rita Cane. Buon lavoro a noi!</p>]]></description>
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<title><![CDATA[Ballando sull'odio]]></title>
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<pubDate>2010-07-16T14:21:00+01:00</pubDate>
<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><br />
<object width="500" height="375"><br />
<param name="movie" value="http://dailymotion.virgilio.it/swf/video/xe03nn_i-will-survive-ad-auschwitz_news" /><br />
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</object><br />
</p><br />
<p>"Se qualcuno mi avesse detto che dopo 60 e passa anni sarei tornato qui ad Auschwitz con mia figlia e i miei nipoti, lo avrei preso per pazzo".</p><br />
<p>Adolek Kohn, 89 anni, sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, &egrave; stato convinto dalla figlia Jane a girare questo video insieme a lei e ai suoi nipoti. Le riprese sono state fatte ad Auschwitz e nei campi di Terezin, ora in Repubblica Ceca, e Dachau in Germania. Il video ovviamente sta facendo molto discutere e non si pu&ograve; che rispettare tutte le opinioni. Per quanto mi riguarda, io lo trovo bellissimo.</p>]]></description>
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<title><![CDATA[Una firma per il Caffè]]></title>
<link>http://www.vincenzocaico.com/default.asp?id=195</link>
<pubDate>2010-07-12T22:37:00+01:00</pubDate>
<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img src="../public/foto_blog/caffesottoilmare.png" alt="caffesottoilmare.png" width="500" height="365" /></p><br />
<p>Gli amici del <a title="Il Caff&egrave; Sotto il Mare" href="http://www.ilcaffesottoilmare.it/" target="_blank">Caff&egrave; Sotto il Mare</a> di Trapani invitano tutti a firmare <a title="Pagina Facebook" href="http://www.facebook.com/group.php?gid=50565347597&amp;ref=ts#!/event.php?eid=143565212320340&amp;ref=mf" target="_blank">una petizione online</a> con la quale chiedono al Sindaco di Trapani di poter usufruire, in via straordinaria, della piazzetta Esedra per lo svolgimento delle serate estive organizzate dal circolo.</p><br />
<p>Il <a title="Blog del Caff&egrave; Sotto il Mare" href="http://ilcaffesottoilmare.blogspot.com/" target="_blank">Caff&egrave; Sotto il Mare</a>, per chi non lo conosce, &egrave; un circolo ARCI ed una delle realt&agrave; culturali pi&ugrave; vivaci di Trapani, e la piazzetta Esedra, che si trova lungo le Mura di Tramontana, antistante il mare e alle spalle della sede del circolo, &egrave; il luogo naturale per ospitarne iniziative estive.</p><br />
<p>Ogni sera, sia d&rsquo;inverno che d&rsquo;estate, si pu&ograve; andare nei locali del circolo e bere una birra o prendere un aperitivo a prezzi popolari ed ascoltare dell&rsquo;ottima musica dal vivo, guardare uno dei film in rassegna o partecipare ad un incontro con un artista o uno scrittore, ma soprattutto puoi incontrare delle persone interessanti e sentirti subito a tuo agio, tra amici, in un ambiente deliziosamente accogliente.</p><br />
<p>Capita allora che i soliti amanti del buon riposo ed invidiosi dell&rsquo;altrui divertimento - perch&eacute; ogni citt&agrave; ha i suoi amanti del buon riposo ed invidiosi dell&rsquo;altrui divertimento - si lamentino per l&rsquo;eventuale danno che i concertini e gli incontri potrebbero arrecare ai loro anziani&nbsp;- non in senso anagrafico -&nbsp;timpani qualora essi si svolgano nella piazzetta.</p><br />
<p>A parte che la piazzetta Esedra si trova in una zona del centro storico di Trapani dove molte case sono ormai disabitate, ma l&rsquo;anno scorso ho avuto il piacere di partecipare ad uno dei concertini all&rsquo;aperto organizzati dal Caff&egrave; e posso assicurarvi che la musica era ben udibile solo nel raggio di una trentina di metri.</p><br />
<p>Non so quanto efficace possano essere le raccolte di firme online per smuovere le coscienze degli amministratori di una citt&agrave; nella cui pancia si sono annidati per anni importanti centri massonici e meno importanti gruppetti di estrema destra, ma qualche secondo per firmare e sostenere gli amici del Caff&egrave; Sotto il Mare lo possiamo trovare tutti. Su su, firmiamo.</p>]]></description>
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<title><![CDATA[Gli intellettuali di destra]]></title>
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<pubDate>2010-07-04T18:53:00+01:00</pubDate>
<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img src="../public/foto_blog/veneziani.jpg" alt="Marcello Veneziani" width="500" height="333" /></p><br />
<p>Nell&rsquo;Italietta dei nostri giorni Marcello Veneziani &egrave; comunemente considerato uno dei maggiori intellettuali di destra. Se riesce a riversare <a title="Articolo di Veneziani su IlGiornale.it" href="http://www.ilgiornale.it/interni/il_dopo_cavaliere_uno_scenario_che_mette_brividi/04-07-2010/articolo-id=458192-page=0-comments=1" target="_blank">in un solo articolo</a> un quantit&agrave; cos&igrave; ingente di qualunquismo, banalit&agrave; e stupidaggini, la destra dei puttanieri e dei farabutti non ha di che lamentarsi che nel nostro paese siano considerati dei veri intellettuali solo quelli che guardano a Gianfranco Fini o a sinistra.</p><br />
<p>Stavolta persino i lettori de IlGiornale.it non gliele mandano a dire nei commenti. Un consiglio: se fossi Marcello Veneziani eviterei di accostarmi, di questi tempi, a Marcello Lippi o Marcello Dell&rsquo;Utri. Per la serie "quando uno se le va a cercare".</p>]]></description>
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<title><![CDATA[Pietro non c'è più]]></title>
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<pubDate>2010-06-29T12:55:00+01:00</pubDate>
<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img src="../public/foto_blog/taricone.jpg" alt="Pietro Taricone" width="480" height="486" /></p><br />
<p>Mi piacciono i personaggi che sanno riscattare la propria immagine da aspetti negativi o banali che, per colpa loro o del circuito mediatico di cui fanno parte, l’hanno caratterizzata.</p><br />
<p>Per questo, ora che l’Italia è fuori dai Mondiali, faccio il tifo per Diego Armando Maradona e la sua Argentina e per questo ho fatto il tifo per Pietro Taricone attore. Ho apprezzato il suo impegno nel cercare di diventare un bravo professionista, per non essere inghiottito dal dimenticatoio dopo un paio d’anni di comparsate nelle discoteche, come capita alle tante e inutili figure sfornate dal Grande Fratello.</p><br />
<p><a title="Articolo su Corriere.it" href="http://www.corriere.it/spettacoli/10_giugno_29/taricone-morto-volo-paracadute_a22816c2-833e-11df-aec8-00144f02aabe.shtml" target="_blank">Pietro Taricone non c’è più</a> e ne sono dispiaciuto. Ma più di ogni altra cosa mi dispiace per sua moglie e sua figlia.</p>]]></description>
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<title><![CDATA[Dando le colpe agli altri]]></title>
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<pubDate>2010-06-25T23:34:00+01:00</pubDate>
<description><![CDATA[<p>Christian Rocca &egrave; una delle menti pi&ugrave; brillanti del giornalismo italiano, ma &egrave; anche un gran rosicone. Che l&rsquo;Inter vinca cos&igrave; tanto non gli va proprio gi&ugrave;. <a title="Post di Christian Rocca" href="http://www.camilloblog.it/archivio/2010/06/24/la-sconfitta-del-morattismo-leninismo/" target="_blank">Adesso scrive</a>&nbsp;sul suo incommentabile blog (nel senso che non prevede la possibilit&agrave; di lasciare dei commenti ai suoi post) che la mancanza di talenti italiani nel nostro calcio sia dovuta ad una presa di potere di Moratti, presidente dell&rsquo;Inter, dopo il disarcionamento dei divi di Calciopoli.</p><br />
<p>Se l&rsquo;Inter &egrave; una squadra che vince e stravince schierando praticamente solo giocatori stranieri, nulla vieta alle altre squadre, Milan e Juve in testa, di coltivare i propri vivai e regalare giovani promesse alla Nazionale. Il problema &egrave; che da quelle parti vorrebbero essere come l&rsquo;Inter e di scommettere sui propri vivai se ne fregano tanto quanto l&rsquo;Inter, ma i loro padroni hanno chiuso il portafogli ormai da tempo.</p>]]></description>
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<title><![CDATA[La fantasia a casa]]></title>
<link>http://www.vincenzocaico.com/default.asp?id=191</link>
<pubDate>2010-06-24T18:53:00+01:00</pubDate>
<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img src="../public/foto_blog/cassano.jpg" alt="Antonio Cassano" width="500" height="360" /></p><br />
<p>In questi momenti &egrave; molto facile prendersela con Lippi, &egrave; vero, ma condivido le parole di Zamparini, presidente del Palermo: "Era una nazionale senza nessun talento. &nbsp;Gli unici talenti che avevamo li abbiamo lasciati a casa, quindi fate un po&rsquo; voi".</p><br />
<p>La mancanza di umilt&agrave; con cui Marcello Lippi ha gestito la Nazionale non ha pagato e da questo punto di vista credo che abbia parecchio da imparare da Diego Armando Maradona, il meno allenatore e il pi&ugrave; vincente (almeno fino ad ora) degli allenatori di questi Mondiali, il quale ammette che&nbsp;<a title="Articolo su Gazzetta.it" href="http://www.gazzetta.it/Speciali/Mondiale_2010/Squadre/24-06-2010/maradona-chiamo-mou-71207527122.shtml" target="_blank">telefonerebbe volentieri</a> al suo amico Mourinho per farsi dare dei consigli.</p><br />
<p>"Questa storia la stanno scrivendo i ragazzi, se non c&rsquo;&egrave; feeling con loro nulla &egrave; possibile. Nessuno ritiene che vi sia un mago qui, la magia la fanno i giocatori e sar&agrave; cos&igrave; fino all&rsquo;ultimo pallone di questo mondiale". Maradona parla cos&igrave; della sua Argentina, e con almeno due giocatori di talento e fantasia tra Miccoli, Balotelli e Cassano forse anche per l&rsquo;Italia sarebbe andata diversamente.</p>]]></description>
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<title><![CDATA[Il pianto immobile]]></title>
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<pubDate>2010-06-20T14:57:00+01:00</pubDate>
<description><![CDATA[<p><i>Negli ultimi tempi mi sono cimentato nella scrittura di qualche racconto, conto di pubblicarli a poco a poco su questo blog. Questo &egrave; il primo, buona lettura.</i></p><br />
<p style="text-align: center;"><img src="../public/foto_blog/pioggia.jpg" alt="Il pianto immobile" width="500" height="400" /></p><br />
<p>Mia nonna diceva che quando piove, piove su tutti, sopra i belli e sopra i brutti. La pioggia &egrave; democratica, tratta tutti allo stesso modo, richiama all&rsquo;ordine e presenta il conto. Quando ero bambino e i miei genitori erano via per lavoro, amavo trascorrere le lunghe ore pomeridiane sulle sue ginocchia, a contemplare la vita di paese che scorreva oltre i vetri del balcone.</p><br />
<p>Pensavo che la pioggia cambiasse non solo le abitudini delle persone che animavano la strada su cui si affacciava la nostra casa siciliana, ma anche le persone stesse. Mia nonna, dal canto suo, alimentava la mia fantasia con notizie pi&ugrave; o meno vere, aneddoti e considerazioni che ai miei occhi di bambino rendevano quegli uomini e quelle donne dei personaggi quasi fantastici che richiamavano alla mente le storie che lei stessa amava leggermi quando il sole si faceva pi&ugrave; basso oltre i tetti delle case.</p><br />
<p>E allora quel negoziante di alimentari, che solitamente intratteneva le sue clienti fin oltre la soglia del suo negozio in lunghe chiacchierate generose di sorrisi e ammiccamenti, quando pioveva e i colori sbiadivano verso il grigio pi&ugrave; scuro, restava da solo e in silenzio davanti a quell&rsquo;ingresso. Fumava mestamente le sue sigarette alzando lo sguardo solo per rincorrere con gli occhi le donne che allungavano il passo davanti a lui incalzate dalla pioggia senza nemmeno salutarlo. Nessuna di loro gli faceva pi&ugrave; compagnia ed io immaginavo che la tristezza scendesse sulla sua anima come un velo grigio e leggero. E proprio allora, quando la sua figura sembrava aver perso ogni sfrontatezza e appariva pi&ugrave; fragile, mia nonna gli lanciava i suoi improperi da dietro i vetri, alludendo ai sue peccati di marito infedele.</p><br />
<p>Sopra la bottega del dongiovanni, al secondo piano, abitava la vedova Ruisi, la proprietaria dell&rsquo;intero stabile. Trascorreva le sue giornate a leggere o a lavorare a maglia seduta sul balcone. Quando l&rsquo;acqua iniziava a cadere gi&ugrave; la vedova Ruisi raccoglieva le sue cose e si rintanava dietro le persiane. Il non vederla pi&ugrave; al suo posto quasi mi disorientava, come se in quei momenti perdessi uno dei punti di riferimento di quella mia semplice e infantile quotidianit&agrave;. Mia nonna sosteneva che la signora Ruisi trascorreva tutto quel tempo seduta sul balcone aspettando ancora il ritorno di un figlio che si era trasferito in Germania alcuni anni prima e l&rsquo;aveva abbandonata senza pi&ugrave; dare notizia di s&eacute;.</p><br />
<p>Persino il vecchio contadino che tutti i giorni, tranne le domeniche, ritornava dalla campagna al tramonto in groppa al suo asino - che mia nonna lasciava intendere fosse pi&ugrave; vecchio del suo padrone - quando pioveva assumeva un aspetto diverso. Nascondeva il suo viso scuro e grinzoso sotto la cerata che teneva ferma sopra le testa con le dita nodose per ripararsi dalla pioggia. L&rsquo;acqua attutiva il consueto rumore degli zoccoli sull&rsquo;asfalto e il dondolarsi del contadino sopra l&rsquo;animale si faceva ancora pi&ugrave; malinconico e dolente.</p><br />
<p>&ldquo;Sta passannu lu cristianu vecchiu a cavaddu di lu sceccu vecchiu&rdquo; diceva mia nonna, e poi aggiungeva, con un po&rsquo; di quella sua compassione tipica siciliana: &ldquo;Misch&igrave;nu, tuttu si sta vagnannu&rdquo;.</p><br />
<p>Ma di quel tempo sul finire degli anni Settanta, che per me diventa sempre pi&ugrave; un rassicurante rifugio nella memoria, mi ricordo soprattutto di quella ragazzina dai capelli rossi di qualche anno pi&ugrave; grande di me e del vestito a fiori che indossava nei giorni di festa. Subito dopo la messa usciva insieme alle sua amiche dal cortile dell&rsquo;oratorio in fondo alla stradina che si apriva di fronte casa nostra. A volte infilava anche un cappellino alla pescatora colorato che le nascondeva il volto. Il suo volto era quasi un mistero per me.</p><br />
<p>Mia nonna la lodava senza nemmeno conoscerla. Diceva che andava bene a scuola, che era educata ed elegante, <i>graziosa</i>, e che da grande avrebbe sicuramente regalato molte soddisfazioni ai suoi genitori. Ovviamente, alla fine di quei discorsi, mi raccomandava di seguire il suo esempio. Ma quella ragazzina dalla pelle chiara per me era semplicemente quel personaggio dei libri illustrati che doveva portare da mangiare ad una nonna ammalata attraversando un bosco pieno di insidie.</p><br />
<p>Negli altri giorni, invece, la vedevo rincasare dopo la scuola. La signora Ruisi aveva affittato a suo padre, un carabiniere originario di un paese delle Madonie, l&rsquo;appartamento al primo piano che - sempre secondo mia nonna - era inizialmente destinato a quel figlio scomparso. La ragazzina si fermava sul marciapiede davanti casa, si allungava sulle punte dei piedi per suonare il campanello e dopo pochi istanti le veniva aperto, e lei spariva, inghiottita dal grande portone di legno scuro.</p><br />
<p>Un giorno di pioggia battente, per&ograve;, mentre l&rsquo;acqua straripava dai piccoli fiumi che scorrevano lungo le cunette ai bordi della strade, il portone rimase chiuso.</p><br />
<p>Lei arriv&ograve; di corsa alla solita ora, davanti casa. Probabilmente aveva dimenticato l&rsquo;ombrello, oppure nessuno aveva pensato per lei che quel giorno potesse piovere. Suon&ograve; tre, quattro, cinque volte il campanello senza ottenere alcuna risposta. Allora rimase sul marciapiede da sola, sotto la pioggia che cadeva fitta e inesorabile. Stringeva al petto i suoi libri con i capelli bagnati che le si attaccavano sul viso, mentre i vestiti leggeri inzuppati si raggrinzavano sulle sue braccia sottili.</p><br />
<p>Mia nonna dispensava come una litania la sua compassione a buon mercato nei confronti di quel piccolo angelo dalla pelle chiara, ma io non facevo caso alle sue parole, anzi, dopo qualche istante non le sentii pi&ugrave;. Non sentii pi&ugrave; nemmeno il rumore della pioggia che batteva sopra i vetri, e neppure le altre voci che quando pioveva salivano dalla strada come in un rimbombo. Non vidi pi&ugrave; le persone che si affrettavano a raggiungere un riparo dalla pioggia o che aprivano i loro ombrelli scuri, e non mi accorsi pi&ugrave; delle automobili che avanzavano lente e affondavano le loro ruote nelle pozze sollevando schizzi di acqua e terra.</p><br />
<p>Io ero ancora seduto sulle gambe di mia nonna che nel frattempo si era addormentata come spesso faceva subito dopo pranzo. Eravamo rimasti solo noi due al mondo, nel nostro mondo: io e la ragazzina dai capelli rossi grondanti di pioggia.</p><br />
<p>Passarono cos&igrave; dei lunghi istanti. Appena ritornai in me capii che avrei voluto correre gi&ugrave; per le scale ed aprirle la porta di casa mia, oppure svegliare mia nonna e chiederle di fare qualcosa per lei, ma temevo la sua reazione e i suoi rimproveri. La ragazzina stava l&igrave;, immobile davanti al portone di legno, tenendo il volto basso e i piccoli piedi uniti, ed io potevo sentire sulla mia lingua le sue lacrime dolciastre unirsi ai rivoli di pioggia amara e i brividi di freddo percorrere cattivi la sua pelle.</p><br />
<p>I minuti trascorrevano lenti come una tortura. Io avevo non pi&ugrave; di quattro o cinque anni e la osservavo restando al sicuro, prigioniero del calore buono della mia casa e della mia inerzia. Tenevo i palmi delle mani schiacciati contro il vetro mentre le mie ginocchia si agitavano nervosamente ed io mi sentivo sempre pi&ugrave; piccolo e impotente.</p><br />
<p>Dopo un po&rsquo; di tempo &ndash; dieci minuti, o mezz&rsquo;ora, o un&rsquo;ora, chiss&agrave; - arriv&ograve; un uomo sulla cinquantina che non avevo mai visto prima, il padre forse, o un amico di famiglia. Le sussurr&ograve; qualche parola all&rsquo;orecchio, poi la prese per mano e la port&ograve; via con s&eacute;. Io rimasi dietro i vetri ad osservarli mentre si allontanavano verso il fondo della strada. Poco dopo il cielo si schiar&igrave;, squarciato dai primi bagliori del sole che si riaffacciava sul paese. La vita delle persone e della strada ritornava alla normalit&agrave;, ma io stringevo ancora nel petto il mio rimpianto bambino di non aver fatto nulla per lei.</p><br />
<p>Un giorno di primavera, la ragazzina dai capelli rossi e la sua famiglia si trasferirono altrove ed io non ebbi pi&ugrave; notizie di lei. Solo qualche tempo dopo scoprii dai discorsi dei miei genitori che il suo nome era Margherita.</p><br />
<p>Ma ancor oggi, nelle giornate di pioggia, quando guardo fuori dalla finestra di questo mio ufficio e la vita sembra volermi presentare il suo conto, mi sorprendo a ricordare quell&rsquo;episodio. E penso che il mio coraggio di uomo sia per sempre rimasto appeso l&igrave;, su quel marciapiede di tanti anni fa, a quei capelli bagnati e a quelle braccia sottili. A quel pianto e alla sua paura.</p>]]></description>
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<title><![CDATA[Pentitevi!]]></title>
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<pubDate>2010-06-19T15:18:00+01:00</pubDate>
<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img src="../public/foto_blog/savonarola.jpg" alt="savonarola.jpg" width="500" height="375" /></p><br />
<p><a title="Code per le vuvunzelas" href="http://www.02blog.it/post/6968/foto-vuvuzelas-a-milano-le-code-in-viale-montenero-55" target="_blank">Italiani che fanno la fila</a> fuori dai negozi per comprare le vuvuzelas, <a title="Mozzarelle blu" href="http://www.corriere.it/cronache/10_giugno_19/mozzarelle-blu_b5e922e8-7b7b-11df-aa56-00144f02aabe.shtml" target="_blank">le mozzarelle fabbricate in Germania</a>&nbsp;(molti dicono che siano quelle del Lidl) che si trasformano in puffi sotto i nostri occhi, <a title="Aldo Brancher" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aldo_Brancher" target="_blank">un prete spretato e pregiudicato mancato</a> che diventa ministro di un governo che gi&agrave; abbonda di farabutti: ditemi se questi non sono segnali concreti che la fine del mondo &egrave; vicina.</p>]]></description>
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<title><![CDATA[Attila ritorna ad Aquileia]]></title>
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<pubDate>2010-06-15T14:56:00+01:00</pubDate>
<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img src="../public/foto_blog/attila.jpg" alt="attila.jpg" width="500" height="529" /></p><br />
<p>L&rsquo;<a title="Attila di Giuseppe Verdi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Attila_%28opera%29" target="_blank">Attila</a> &egrave; un&rsquo;opera lirica drammatica in un prologo e tre atti musicata da Giuseppe Verdi, eseguita per la prima volta il 17 Marzo 1846 al teatro La Fenice di Venezia e mai rappresentata ad Aquileia, la sua ambientazione originaria.</p><br />
<p>Dal 16 al 18 luglio, in concomitanza con l&rsquo;anniversario della presa della citt&agrave; romana da parte del re unno avvenuta il 18 luglio del 452, l&rsquo;Attila di Verdi verr&agrave; finalmente <a title="Attila ad Aquileia" href="http://www.attila2010.eu/" target="_blank">rappresentato</a> in Piazza Capitolo ad Aquileia.</p><br />
<p>I protagonisti delle serate del 16 e del 18 luglio saranno il basso Alessandro Svab (Attila), il soprano Francesca Scaini (Odabella), il tenore Giorgio Casciarri (Foresto), il baritono Andrea Zese (Ezio), il tenore Alessandro De Angelis (Uldino) e il basso Goran Ruzzier (Leone) ai quali si aggiungeranno il Coro Quodlibet e i cantanti comprimari dell&rsquo;Accademia Lirica Internazionale Santa Croce di Trieste.&nbsp;</p><br />
<p>Il 17 luglio, invece, andr&agrave; in scena il secondo cast: il basso Istvan Kovacs (Attila), il soprano Monica Cucca (Odabella), il tenore Matteo Sartini (Foresto), il baritono Velthur Tognoni (Ezio), il tenore Massimiliano Costantino (Uldino) e il basso Goran Ruzzier (Leone).</p><br />
<p>Sul podio suoner&agrave; l&rsquo;Orchestra Opera Europa diretta da Ezio Rojatti, mentre la regia sar&agrave; di Dino Gentili.</p><br />
<p>L&rsquo;organizzazione della serata &egrave; a cura di Alessandro Sdrigotti e dell&rsquo;Associazione Culturale e Musicale Kairos, mentre le relazioni pubbliche dell&rsquo;evento sono curate da Anna Rotondo, una mia cara amica di origini pugliesi che da un paio d&rsquo;anni a questa parte sta lavorando con grande passione a questo bellissimo progetto.</p><br />
<p>Gli spettatori riceveranno all&rsquo;ingresso un&rsquo;edizione speciale del libretto curata dalla Fondazione Aquileia. L&rsquo;inizio degli spettacoli &egrave; previsto per le 21:15. Biglietti su <a title="Biglietti su VivaTicket.it" href="http://www.vivaticket.it/evento.php?id_evento=397428" target="_blank">VivaTicket.it</a>.</p>]]></description>
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<title><![CDATA[Un milione di motivi per esserci]]></title>
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<pubDate>2010-06-14T11:09:00+01:00</pubDate>
<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img src="../public/foto_blog/siciliapride.jpg" alt="siciliapride.jpg" width="450" height="636" /></p><br />
<p><a title="Francesco Paolo Catalano" href="http://www.flickr.com/photos/malesoul/" target="_blank">Francesco Paolo Catalano</a> &egrave; un giovane e bravo fotografo palermitano. Il 13 giugno scorso ha avuto la <a title="Racconto dell&rsquo;episodio" href="http://www.facebook.com/note.php?note_id=400210652334&amp;id=1044869728&amp;ref=mf" target="_blank">malaugurata idea</a> di avventurarsi in via dei Chiavetteri a Palermo per scattare alcune foto per il prossimo <a title="Sicilia Pride 2010" href="http://siciliapride.org/" target="_blank">Sicilia Pride</a> che si terr&agrave; in Sicilia a partire da oggi per culminare, sabato 19 giugno, con una marcia per le vie di Palermo e un concerto in piazza Verdi (piazza Teatro Massimo).</p><br />
<p>Catalano e i suoi due amici sono stati insultati e minacciati da un gruppo di selvaggi che abitano da quelle parti e alla fine hanno avuto anche la macchina danneggiata e sono stati derubati di alcuni oggetti.</p><br />
<p>Per questo e per un milione di altri motivi, visti i tempi che corrono, non bisogna mancare al Sicilia Pride 2010.</p>]]></description>
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<title><![CDATA[Tutta la Sicilia che vuoi]]></title>
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<pubDate>2010-06-14T09:43:00+01:00</pubDate>
<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a title="Atinkit&egrave;.it" href="http://www.atinkite.it" target="_blank"><img src="../public/foto_blog/screenshotp.png" alt="Atinkit&egrave;.it" width="400" height="612" /></a></p><br />
<p>Atinkit&egrave; - o meglio "a tinchit&egrave;" - in dialetto siciliano vuol dire "in abbondanza", "a volont&agrave;" e <a title="Atinkit&egrave;.it" href="http://www.atinkite.it" target="_blank">Atinkit&egrave;.it</a> &egrave; un progetto web di promozione turistica e culturale della Sicilia in tre lingue, italiano, inglese e siciliano, ideato da Mariangela Catania e realizzato insieme a me.</p><br />
<p>Atinkit&egrave;.it si propone come un sito che rende immediatamente disponibili le pi&ugrave; importanti informazioni che possono servire a chi intende trascorrere un periodo di vacanza in Sicilia, in particolare nel golfo di Castellammare, uno degli angoli pi&ugrave; belli dell&rsquo;isola che offre in abbondanza - <i>a tinchit&egrave;</i>, appunto - tutto ci&ograve; che un turista pu&ograve; desiderare da una vacanza in Sicilia.</p><br />
<p>Le informazioni vengono presentate attraverso un percorso in sette step: Arrivare, Dormire, Spostarsi, Visitare, Mangiare, Divertirsi e Acquistare.</p><br />
<p>L&rsquo;intenzione &egrave; quella di valorizzare il nostro territorio e soddisfare le esigenze dei visitatori accompagnandoli alla scoperta dei luoghi pi&ugrave; belli tra le proposte degli operatori turistici affiliati (albergatori, artigiani, negozianti, fornitori di servizi...).</p><br />
<p>L&rsquo;affiliazione base ad Atinkit&egrave;.it &egrave; gratuita e non richiede alcuna commissione su prenotazioni e vendite di prodotti e servizi andate a buone fine grazie al sito. Solo a partire dal prossimo anno verr&agrave; proposta un&rsquo;affiliazione PRO a pagamento che offrir&agrave; degli strumenti in pi&ugrave; a chi vorr&agrave; aderire.</p><br />
<p>Atinkit&egrave;.it &egrave; realizzato integrando tutti i migliori e pi&ugrave; diffusi servizi web: Google Maps, Facebook, Twitter, Flickr, YouTube.</p><br />
<p>Affiliandosi ad Atinkit&egrave; gli operatori turistici possono promuovere la loro attivit&agrave; attraverso un profilo pubblico personalizzabile con un titolo, un logo, una foto, un testo di presentazione della loro attivit&agrave; e i loro recapiti. Inoltre, potranno usufruire di tutti i servizi e gli strumenti gratuiti che verranno continuamente sviluppati e messi a disposizione sul sito.</p>]]></description>
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<title><![CDATA[Una risposta sbagliata è la risposta giusta per una domanda differente]]></title>
<link>http://www.vincenzocaico.com/default.asp?id=185</link>
<pubDate>2010-06-13T08:08:00+01:00</pubDate>
<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img src="../public/foto_blog/247-play-doh-imagination-poster.jpg" alt="Imagination" width="500" height="369" /></p><br />
<p>Qualche giorno fa mi sono imbattuto nel <a title="Incomplete Manifesto for Growth" href="http://www.brucemaudesign.com/#112942/" target="_blank">Incomplete Manifesto for Growth</a> redatto nel 1998 da <a title="Bruce Mau" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bruce_Mau" target="_blank">Bruce Mau</a>, un famoso designer ed esperto di comunicazione canadese. Il manifesto contiene un insieme di indirizzi, suggerimenti e spunti di riflessione molto stimolanti per tutti coloro che, per lavoro o per passione, esprimono ogni giorno la propria creativit&agrave; in vari ambiti.</p><br />
<p>Ecco l&#8217;ottima versione tradotta del Manifesto a cura di Luciano Pagano per&nbsp;<a title="Musicaos.it" href="http://musicaos.wordpress.com/177/" target="_blank">Musicaos.it</a>:</p><br />
<br />
<p><br />
<p><b>Un manifesto (incompleto) per la crescita.&nbsp;Bruce Mau</b></p><br />
<p><b>1. Lasciate che gli eventi vi cambino.</b> Dovete avere voglia di crescere. La crescita &egrave; differente da qualcosa che vi accade. Voi producete la crescita. Voi vivete la crescita. Il pre-requisito della crescita: l&#8217;apertura per fare esperienza degli avvenimenti e la volont&agrave; di venire modificati da essi.</p><br />
<p><b>2. Scordate ci&ograve; che &egrave; buono.</b> Il buono &egrave; una quantit&agrave; nota. Il buono &egrave; ci&ograve; con cui siamo in accordo. La crescita non coincide necessariamente con il buono. La crescita &egrave; un&#8217;esplorazione di oscuri recessi che possono oppure possono non essere utili alla nostra ricerca. Finch&eacute; vi attenete al buono non sperimenterete mai una crescita reale.</p><br />
<p><b>3. Il processo &egrave; pi&ugrave; importante del risultato.</b> Se &egrave; il risultato a guidare il processo allora arriveremo sempre dove gi&agrave; eravamo. Se il processo guida il risultato potremmo non sapere dove stiamo andando, ma sapremo che vogliamo arrivarci noi.</p><br />
<p><b>4. Amate i vostri esperimenti (come amereste un figlio brutto).</b> La gioia &egrave; il motore della crescita. Sfruttate la libert&agrave; di organizzare il vostro lavoro come una serie di esperimenti meravigliosi, procedimenti, ricerche, tentativi e errori. Prendetevela comoda e permettetevi il gusto di gioire per ogni sbaglio quotidiano.</p><br />
<p><b>5. Andate in profondit&agrave;.</b> Pi&ugrave; andate in profondit&agrave; e pi&ugrave; avrete la possibilit&agrave; di scoprire qualcosa che vale.</p><br />
<p><b>6. Concentratevi su ci&ograve; che va storto.</b> La risposta errata &egrave; una risposta giusta per una domanda differente. Collezionate le risposte errate come parte del processo. Ponetevi domande differenti.</p><br />
<p><b>7. Studiate.</b> Lo studio &egrave; un luogo di studio. Approfittate delle necessit&agrave; della produzione come scusa per studiare. Ognuno ne trarr&agrave; beneficio.</p><br />
<p><b>8. Lasciatevi portare dalla corrente.</b> Permettetevi di divagare senza scopo. Esplorate le adiacenze. Sospendete il giudizio. Posticipate la critica.</p><br />
<p><b>9. Cominciate da qualunque luogo.</b> John Cage dice che non conoscere da dove partire &egrave; una delle forme pi&ugrave; comuni di paralisi. Il suo suggerimento: cominciate da dove volete.</p><br />
<p><b>10. Ognuno &egrave; leader.</b> La crescita accade. Qualora accadesse bisogna permetterle di accadere. Imparate a seguire quando serve. Lasciate che ognuno comandi.</p><br />
<p><b>11. Raccogliere idee.</b> Rielaborate le applicazioni. Le idee hanno bisogno di un dinamico, fluido, generoso ambiente per sostenere la vita. Le applicazioni, d&#8217;altro canto, beneficiano del rigore critico. Producete un elevato tasso di idee applicate.</p><br />
<p><b>12. Muovetevi.</b> Il mercato e le sue operazioni hanno la tendenza di ribadire il successo. Resistete a ci&ograve;. Lasciate che gli insuccessi e la migrazione siano parte della vostra pratica.</p><br />
<p><b>13. Rallentate.</b> Desincronizzatevi dal tempo standard e sorprendetevi delle opportunit&agrave; che si presenteranno da sole.</p><br />
<p><b>14. Non siate alla moda.</b> La moda &egrave; una paura reazionaria con l&#8217;abito scuro. Liberatevi di questo tipo di limiti.</p><br />
<p><b>15. Fate domande stupide.</b> La crescita &egrave; alimentata dal desiderio e dall&#8217;innocenza. Valutate la risposta, non la domanda. Immaginate di imparare nel corso della vostra vita con lo stesso ritmo di un infante.</p><br />
<p><b>16. Collaborate.</b> Lo spazio delle persone che lavorano insieme &egrave; pieno di conflitti, frizioni, dissensi, allegria, gioia, e un immenso potenziale creativo.</p><br />
<p><b>17. ____________________.</b> Lasciato intenzionalmente vuoto. Lasciate dello spazio per le idee che non avete ancora avuto, e per le idee degli altri.</p><br />
<p><b>18. Restate svegli fino a tardi.</b> Accadono strane cose quando vi siete spinti troppo in l&agrave;, restando svegli per parecchio tempo, lavorando sodo, mentre siete separati dal resto del mondo.</p><br />
<p><b>19. Lavorate sulle metafore.</b> Ogni oggetto ha la capacit&agrave; di rappresentarne qualche altro rispetto a ci&ograve; che sembra. Lavorate su quella rappresentazione.</p><br />
<p><b>20. Valutate con attenzione i rischi.</b> Il tempo &egrave; genetico. L&#8217;oggi e figlio di ieri e padre del domani. Il lavoro che producete oggi creer&agrave; il vostro futuro.</p><br />
<p><b>21. Ripetetevi.</b> Se qualcosa vi piace, fatela ancora. Se non vi piace, non fatela pi&ugrave;.</p><br />
<p><b>22. Costruitevi i vostri strumenti personali.</b> Mescolate i vostri strumenti per creare oggetti unici. Soltanto strumenti semplici che sono vostri possono aprire nuove strade per l&#8217;esplorazione. Ricordate, gli strumenti amplificano le vostre capacit&agrave;, quindi anche un piccolo strumento pu&ograve; fare una grande differenza.</p><br />
<p><b>23. State sulle spalle di qualcuno.</b> Potete viaggiare molto pi&ugrave; velocemente se trasportati sui risultati di chi vi ha preceduti. E la vista &egrave; molto migliore.</p><br />
<p><b>24. Evitate il software.</b> Il problema del software &egrave; che tutti lo possiedono.</p><br />
<p><b>25. Non fate pulizia sulla vostra scrivania.</b> Al mattino potreste trovare qualcosa che non vedevate stasera.</p><br />
<p><b>26. Non partecipate ai concorsi.</b> Non fatelo e basta. Non &egrave; buono.</p><br />
<p><b>27. Leggete soltanto le pagine di sinistra.</b> Marshall McLuhan faceva cos&igrave;. Diminuendo il carico di informazione, lasciamo spazio per ci&ograve; che egli chiamava il nostro fantasticare.</p><br />
<p><b>28. Create nuove parole.</b> Espandete il lessico. Le nuove condizioni richiedono un nuovo modo di pensare. Il pensiero richiede nuove forme di espressione. L&#8217;espressione genera nuove condizioni.</p><br />
<p><b>29 Pensate con la vostra testa.</b> Dimenticate la tecnologia. La creativit&agrave; non &egrave; periferica-dipendente.</p><br />
<p><b>30. Organizzazione = Libert&agrave;.</b> Il vero innovamento nel design, e in altri campi, compare in un contesto. Questo contesto coincide normalmente con una forma di scoperta organizzata in cooperazione. Frank Gehry, ad esempio, era in grado di realizzare Bilbao perche il suo studio poteva supportarne il budget. Il mito di una divisione tra "creativi" e "uomini in giacca e cravatta" &egrave; ci&ograve; che Leonard Cohen chiama "un artificio affascinante del passato".</p><br />
<p><b>31. Non fatevi prestare soldi.</b> Suggerisce ancora una volta Frank Ghery. Tenendo sotto controllo le finanze, manteniamo il controllo dell&#8217;aspetto creativo. Non si tratta di un compito che richieda conoscenze spiccate, tuttavia sorprende quanto sia difficile mantenere questa disciplina, e sorprende quanti siano i fallimenti a tal proposito.</p><br />
<p><b>32. Ascoltate con attenzione.</b> Ognuno dei collaboratori che entra nella nostra orbita porta con s&eacute; il proprio mondo, che &egrave; molto pi&ugrave; complesso di quanto chiunque possa sperare di immaginare. Ascoltando in particolare i dettagli e la specificit&agrave; dei loro bisogni, desideri, ambizioni, incorporiamo il loro mondo nel nostro. N&eacute; l&#8217;una n&eacute; l&#8217;altra parte rimarranno le stesse.</p><br />
<p><b>33. Esplorate il mondo.</b> La gamma di opportunit&agrave; che il mondo vi offre &egrave; pi&ugrave; grande del vostro schermo televisivo, o di internet, o ancora pi&ugrave; grande di qualunque ambiente di simulazione grafica creato al computer, sia che esso sia immersivo, interattivo, con grafica dinamica, orientato agli oggetti, in tempo reale.</p><br />
<p><b>34. Fate errori con rapidit&agrave;.</b> Questa non &egrave; una mia idea, l&#8217;ho presa da qualcun altro. Credo appartenga a Andy Grove.</p><br />
<p><b>35. Imitate.</b> Non abbiate paura di ci&ograve;. Provate ad avvicinarvi il pi&ugrave; possibile. Potreste non imbroccare la via giusta e la separazione coi risultati potrebbe essere seriamente visibile. Dobbiamo osservare la versione che Richard Hamilton ha realizzato del calice di vetro di Marcel Duchamp per accorgerci di quanto l&#8217;imitazione come tecnica sia ricca, discreditata e sottoutilizzata.</p><br />
<p><b>36(*). Scat.</b> Quando vi dimenticate le parole fate ci&ograve; che fece Ella (Fitzgerald) semplicemente dite qualcos&#8217;altro... ma non parole.</p><br />
<p>(* Il canto scat non prevede l&#8217;uso di parole compiute, bens&igrave; di fonemi privi di senso dal suono accattivante. )</p><br />
<p><b>37. Rompete, allungate, contorcete, frantumate, rompete, piegate.</b></p><br />
<p><b>38. Esplorate l&#8217;altro lato.</b> Ci &egrave; data una grande libert&agrave; quando evitiamo di risolvere le cose con gli strumenti tecnologici. Non riusciamo a sbrogliare la matasse perch&eacute; la stiamo calpestando. Provate a utilizzare tecnologie obsolete e rese pi&ugrave; economiche dai tempi, ma ancora ricche del loro potenziale.</p><br />
<p><b>39. Pause caff&egrave;, giri in macchina, sale d&#8217;attesa.</b> La crescita reale spesso avviene negli interstizi, fuori dagli spazi in cui cerchiamo di trovarla, &mdash; quelli che il Dr. Seuss chiama "i luoghi dell&#8217;attesa". Hans Ulrich Obrist una volta organizzo una conferenza dedicata alla scienza e all&#8217;arte con tutte le infrastrutture della conferenza, la festa, le discussioni, i pranzi, gli arrivi in aeroporto, ma senza dare luogo alla conferenza. Apparentemente il fenomeno fu un enorme successo e diede il via a collaborazioni attive ancora oggi.</p><br />
<p><b>40. Evitate le specializzazioni.</b> Saltate le staccionate. I confini disciplinari e i regimi di regolamentazione sono tentativi di tenere sotto controllo l&#8217;aspetto selvaggio di una vita creativa. Essi sono spesso comprensivi sforzi per mettere ordine a ci&ograve; che &egrave; disordinato e complesso, in un processo di evoluzione. Il nostro mestiere &egrave; quello di saltare le staccionate e evitare le specializzazioni.</p><br />
<p><b>41. Ridete.</b> La gente che visita lo studio nota spesso che ridiamo molto. Da quando mi sono accorto di questa cosa l&#8217;ho adottata come barometro della tranquillit&agrave; con cui stiamo esprimendo noi stessi.</p><br />
<p><b>42. Ricordate.</b> La crescita &egrave; possibile soltanto come prodotto di una storia. Senza la memoria l&#8217;innovazione &egrave; mera novit&agrave;. La storia da una direzione alla crescita. Tuttavia la memoria non &egrave; sempre perfetta. Ogni memoria &egrave; un&#8217;immagine degradata o composta di un momento o un avvenimento precedente. Ci&ograve; che ci rende consapevoli della sua qualit&agrave; &egrave; il passato, non il presente. Ci&ograve; significa che ogni memoria &egrave; nuova, una costruzione parziale che differisce a seconda della sorgente, e, in quanto tale, essa stessa un potenziale elemento della crescita.</p><br />
<p><b>43. Date potere alle persone.</b> Il gioco funziona soltanto quando le persone sentono che hanno il controllo delle loro vite. Non possiamo essere liberi professionisti se non siamo liberi.</p><br />
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<title><![CDATA[Errare è umano, perseverare è da Pezzi]]></title>
<link>http://www.vincenzocaico.com/default.asp?id=184</link>
<pubDate>2010-06-06T17:38:00+01:00</pubDate>
<description><![CDATA[<p>Nonostante l&#8217;intervistatore abbia cercato di mostrarsi critico sulla vicenza Pezzi-Ovo, stento a capire l&#8217;utilit&agrave; di un servizio come <a title="Pezzi ci riprova" href="http://www.wired.it/news/archivio/2010-06/05/andrea-pezzi-riparto-con-ovo-e-paghero-tutti-i-debiti.aspx" target="_self">questo</a>. Forse &egrave; utile soltanto allo stesso Andrea Pezzi. Chi volesse ricostruire la vicenda pu&ograve; leggersi <a title="Andrea Pezzi e Ovo" href="http://www.02blog.it/post/4671/ovopedia-fallisce-il-progetto-multimediale-di-andrea-pezzi-e-berlusconi-cinque-milioni-di-euro-di-perdite" target="_blank">questo</a>&nbsp;e <a title="Articolo di Peter Gomez" href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Silvio-riscrive-la-storia/2038993&amp;ref=rephpsp3" target="_blank">questo</a>, io intanto sono bel contento di non leggere Wired Italia.</p>]]></description>
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<category><![CDATA[deliri]]></category>
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