Kokopelli | Il blog di Vincenzo Caico
Vincenzo Caico | Pensieri | sabato 11 ottobre 2008 10:08
Lo scorso weekend sono stato ad Alcamo. Ne ho approfittato per partecipare alla prima vera riunione del presidio alcamese di Libera, alle celebrazioni per il cinquantesimo della presenza dei Salesiani ad Alcamo e per rivedere un po’ di amici.
Fino a poco tempo fa quando tornavo ad Alcamo da Gorizia provavo delle sensazioni molto nette: la disaffezione causata dal vedere tanti problemi ancora irrisolti, la mancanza di senso civico e di cura per ciò che è pubblico da parte di molti alcamesi, l’accodarsi di molti di loro ad essere quelli che Roberto Alajmo chiama stupidi-furbi, piuttosto che rimboccarsi le maniche e cercare di dare una qualità di vita migliore a sé stessi e ai propri figli, il tutto condito da tanta tristezza nel vedere in questo stato una città che potenzialmente potrebbe essere una delle più belle e più ricche d’Italia.
Ma vivevo sulla mia pelle anche l’affetto degli amici, la spontaneità di persone con il quale basta un niente per stabilire un’empatia, e poi una certa intelligenza, un certo buon senso, la cucina, il clima, il mare di Alcamo Marina, anche se con un paesaggio di sfondo ormai irrimediabilmente devastato da decenni di costruzioni dissennate e di amministrazioni che stavano a guardare mentre si consumava lo scempio.
Da qualche tempo ho promesso a me stesso che tornerò ad Alcamo più spesso. Forse incuriosito da delle sensazioni che il tornarci mi regala e che si fanno sempre meno nette, indefinite, difficili da decifrare. Probabilmente sto prendendo coscienza del mio essere un trentenne, uno nato negli anni Settanta che in quei luoghi è cresciuto, e adesso, ogni volta che ci torna, irrimediabilmente finisce per evocarne i ricordi, fare paragoni tra certi stili di vita di dieci o venti anni fa e quelli odierni, fare paragoni tra i ventenni che eravamo e quelli che lo sono adesso.
Grazie a Facebook, il sito web che consente a tutti di crearsi un proprio profilo ed entrare in contatto con centinaia di nuovi amici, ma anche con vecchi amici che consideravamo perduti da tempo, ho ritrovato online molti alcamesi di cui non avevo notizie da anni, o che ormai vivono lontano da Alcamo, o che ci vivono ancora, ma di cui non avevo alcuna idea di cosa stessero facendo nella vita: se si fossero sposati, se fossero ancora degli inguaribili idealisti alla ricerca di un proprio posto nel mondo, o se lo avessero già trovato per forza di cose o per libera scelta. Inoltre, durante i giorni da poco trascorsi ad Alcamo, ho incontrato moltissime persone, alcune le ho cercate, altre hanno cercato me, avendo saputo via Internet che sarei tornato per qualche giorno.
Sabato mattina credo di avere stabilito un record: ho incontrato singolarmente ben cinque persone che avevo voglia di vedere e ho trovato anche il tempo per fare una passeggiata in spiaggia, visto che nonostante fosse già ottobre sembrava ancora estate.
Ad Alcamo si può fare anche questo: basta un sms, un messaggio online o una breve telefonata per incontrarsi, e vivere l’incontro come se ci si conoscesse da anni, anche se magari così non è, perché magari quella persona l’hai conosciuta per caso su Facebook o è uno dei tanti iscritti ad Alcamo.it. Al nord, o almeno dalle parti dove abito io adesso, invece sembra tutto tremendamente più complicato. Le amicizie non nascono in fretta, la disponibilità gratuita delle persone devi conquistartela col tempo e con la pazienza, tutti sembrano avere tanto da fare, anche il sabato o la domenica.
Ad Alcamo si può anche fare a meno di grandi finanziamenti o di patrocini prestigiosi: nei mesi scorsi dei gruppi di ragazzi hanno organizzato spontaneamente e senza alcun sostegno, o quasi, delle iniziative importanti e di grande significato, come Alqamah’rt e Anche questo è sud. Nonostante una parte consistente dei suoi abitanti si adagi a condurre una vita quotidiana senza infamie e senza lodi, priva di acuti, rinunciataria o arresa a logiche da stupidi-furbi, c’è anche una parte di cittadinanza che non vuole accontentarsi, che vuol dimostrare di credere in certi valori, che vuole regalare ai propri concittadini dei momenti di luce, degli acuti, che possano risvegliare le loro coscienze e spronarli a rendere migliore e più consapevole il loro far parte di una comunità.
Tutto questo nonostante la classe politica espressa dalla città da dieci anni a questa parte, senza distinzione di colore politico, a volte si arrabatti per risolvere i problemi, spesso si interessi più a gestire il potere che a risolvere i problemi, e ancor più spesso si dimostri inadeguata e incompetente a risolvere i problemi. Per non dire tristemente mediocre e sciatta, priva di una visione politica che le consenta di immaginare l’Alcamo del futuro.
Anche Alcamo.it, con i suoi autori-collaboratori giovani e meno giovani sta cercando di illuminare un’oscurità sempre incombente, sempre dietro l’angolo, offrendo a tutti l’arma della comunicazione, dando la possibilità alle persone di esprimere pubblicamente il loro pensiero e le loro opinioni, perché, come dicevamo all’inizio della nostra avventura, una comunità che non si incontra, magari online, e non esprime il proprio pensiero, è una comunità destinata a spegnersi giorno dopo giorno.
Io ho una mia opinione che sicuramente molti non condivideranno: noi alcamesi nati negli anni Settanta stiamo rischiando di fallire. Siamo nati in un periodo che ci ha posto nel bel mezzo di uno spartiacque, tra una società, quella siciliana, ancora ancorata a certe tradizioni, buone o cattive che fossero, e una società più libera, proiettata al futuro, anticonformista e rispettosa dell’individualità delle persone. Per cui non sappiamo ancora da che parte stare.
La nostra generazione ha prodotto da un lato degli idealisti che non hanno mantenuto le promesse e ancora oggi stanno cercando un loro posto geografico e ideale in cui vivere, e dall’altro una schiera di persone pratiche che invece si sono omologate immediatamente, senza inseguire alcun tentativo di cambiamento della società, salvo poi rendersi conto, in questi ultimi anni, che oltre il proprio giardino c’è dell’altro, che oltre la propria esistenza piccolo-borghese monotona e priva di acuti possono esserci emozioni, esperienze, a volte anche trasgressioni. E qui mi fermo. Molti avranno capito al volo.
Per questi motivi credo anche che la generazione degli alcamesi nati negli anni Ottanta sia migliore della nostra. Li avevamo etichettati prematuramente come privi di quegli ideali, e forse di quei valori, con i quali siamo cresciuti noi, ma non è così: oggi Alcamo può vantare una fetta di generazione di giovani che hanno già scelto da che parte stare, che sicuramente sono meno idealisti e più disincantati di noi, ma sono sicuramente più intelligenti, più concreti e con i piedi per terra. Fanno piccoli passi, non fanno grandi proclami, ma li fanno nella direzione giusta, o quantomeno in quella che hanno scelto più liberamente e consapevolmente di noi "settantini".
Spero che i nostri giovani proseguiranno su questa strada, anche ad Alcamo si può. Molti sicuramente lasceranno Alcamo, così come abbiamo fatto anche noi e allora molti loro concittadini diranno, con un’ironia forse un po’ macabra che "sono i migliori quelli che se ne vanno", altri invece resteranno, molti ritorneranno, ma spero che manterranno le promesse e non ripeteranno certi nostri errori, anche perché gli unici progetti che contano veramente sono quelli che si portano al termine. Tutto il resto è fuffa.
alcamo, generazioni, riflessioni, ideali, giovani, tradizioni, futuro |
Commenti (2)
Commenti:
1. da irene | giovedì 16 ottobre 2008 13:10
Da alcamese, da giovane, mi rendo conto di quel che dici e lo condivido in buona misura.
Sono laureata in Operatore del Turismo Culturale e conosco lingue straniere, storia del’arte, tradizioni popolari, geografia e storia della sicilia, ma.... Ma soprattutto conosco molti paesi che hanno molto meno potenziale di noi eppure sono molto più avanti.
La stessa Cefalù, dove ho studiato, magnifica cittadina, per l’amor di Dio, ma...
La questione qui, secondo me, non è tanto chi è meglio di chi.
La questione sarebbe sbracciarsi e, di concerto con gli organi amministrativi, darsi da fare per rendere Alcamo una città, non soltanto in nome del titolo che le fu dato nel 1632 dagli Spagnoli...
Ma -e non vorrei apparire nichilista- purtroppo questa classe dirigente ci lascia soli, ancorata ai privilegi di sempre.
Se non sapessimo investire in turismo culturale ed eventi saremmo a cavallo.
Rimini e Riccione neppure le vedremmo.
Eppure siamo sempre lì, il fanalino di coda della provincia di Trapani (magnifica, a detta di qualunque visitatore, e tu sai che io ne vedo molti, ogni giorno).
teniamo le dita incrociate e, come dice Grillo, ’loro non cederanno mai. noi neppure’.
C u
2. da Vincenzo | giovedì 16 ottobre 2008 15:09