Kokopelli - Il blog di Vincenzo Caico

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Due sentieri trovai nella foresta e dei due scelsi il meno battuto

(Robert Frost)

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Elenco dei post:

  • Pensieri di Capodanno - un anno dopo

    Vincenzo Caico | Diario | mercoledì 4 gennaio 2012 11:56

    Ormai non aggiorno più il mio blog. Non è più un’esigenza per me. Non sono abbastanza ispirato per farlo, non ne ho voglia. Faccio parte di quella larga schiera di ex-blogger, illustri o sconosciuti, che non ha più voglia di raccontare i propri pensieri attraverso questo strumento. Magari tra qualche tempo la voglia ritornerà e riprenderò a scrivere su queste pagine, ma per il momento preferisco mantenere la mia presenza online solo sui social network, Facebook in testa.

    L’ultimo post lo avevo scritto l’anno scorso di questi tempi. Avevo scritto i miei propositi per l’anno che era appena cominciato. Rileggendo quei piani, quei desideri mi accorgo che per il nuovo anno, il 2012, è meglio che io faccia un solo proposito: non fare propositi! Qualcuno di quegli obiettivi sono riuscito a conseguirlo, è vero. Ma tante altre intenzioni si sono rivelate sbagliate, non per colpa mia, erano buone intenzioni, ma, diciamo, per i casi della vita. Per cui andiamo avanti così, in fondo siamo una generazione, noi quarantenni, che in gran parte naviga a vista.

  • Pensieri di Capodanno

    Vincenzo Caico | Pensieri | sabato 1 gennaio 2011 21:02

    Il 2010 è passato. Da questo anno avrei voluto di più. Ad esempio, avrei voluto più certezze per la mia vita, che alcune scelte fatte in passato si fossero rivelate più solide, più durature. Avrei voluto imparare di più, creare più cose, sentirmi più realizzato, viaggiare di più. Invece è andata così, ma le conferme e le scoperte positive non sono mancate.

    Il 2010, ad esempio, ha preservato ciò che ho di più importante: ha mantenuto in discreta salute mia madre, e anche me, e ha confermato che io e Laura siamo una piccola squadra. Coraggiosa. Il 2010, poi, mi ha restituito delle persone a cui avevo voluto molto bene - Simona, ad esempio - e che mai avrei pensato di riavere nella mia vita con tanta intensità. E me ne ha fatto scoprire di nuove, che hanno cuore e che ogni giorno combattono nella loro piccola trincea per le cose a cui credono. Micha e Giovanna, tanto per dirne due.

    Con alcune persone, davvero speciali, l’amicizia è diventata ancora più forte, grazie ai tanti bei momenti che abbiamo trascorso insieme: Giada, Sebastiano, Annalisa, Massimiliano, Giovanni e Valeria. Con altre, invece, anche se mancano il tempo e le occasioni per stare insieme, c’è un legame che il tempo non riuscirà mai ad assottigliare: Maurizio, Novella, Coralba: i primi che mi vengono in mente. E poi le persone che non dimenticherò mai, e i nuovi amici: Salvatore e Danjela, Salvo ’u catanisi, Roberto e signora, Mirella e signore, Tano e signora, Simonetta e signore, ed altri ancora.

    Perdonatemi se non vi cito tutti, ma non è fare un elenco quello che conta.

    E poi, il 2010 mi ha dato conferma che, come dice Paolo Rossi, ogni due persone c’è uno stronzo: uno zoccolo duro che nulla potrebbe scalfire, nemmeno una pestilenza. Mi sono quindi imbattuto in persone che per la loro ottusità hanno mandato a monte qualche progetto, in altre che si sono rivelate incapaci di gestire in maniera dignitosa i rapporti umani - ci sono forse rapporti più importanti? A dire il vero, anche quelli con gli animali non sono affatto male - , in alcune che comunicano per interposta persona e in altre ancora che non sanno dire nemmeno un "mi dispiace".

    Ma tra queste - poche, per fortuna - scoperte piccole e tristi, ce ne sono state anche di straordinarie. Insegnare, ad esempio. Già lo sapevo, perché ho fatto per anni l’allenatore di basket, ma, anche a scuola, stare con i ragazzi vuol dire avere il polso del futuro. Insegnare è uno dei mestieri più belli del mondo. Insegnare vuol dire soprattutto in-segnare, ovvero avere la grande opportunità di lasciare un segno - positivo o negativo, dipende da noi - nelle persone che ci sono state affidate. Questa nuova esperienza mi ha restituito quel contatto con la realtà che il trascorrere nove ore al giorno in pochi metri quadrati di ufficio può rubarti, risucchiandoti lentamente dentro un monitor.

    Vivere non è una procedura, ma misurarsi con i propri talenti.

    Nel 2010 ho ritrovato i miei cugini, e i miei vecchi compagni di liceo, ma ho perso il mio preside e il mio professore di matematica.

    Nel 2010 ho goduto della convivenza con Tara e Kira, due persone canine che parlano poco - Kira forse un po’ di più - , ma che dicono tanto.

    Nel 2010 ho fatto delle scoperte straordinarie dai libri che ho letto (un bel po’!) e, se volessi fare qualche buon proposito per il nuovo anno, quello di leggerne ancora di più sarebbe uno di questi.

    Un altro buon proposito potrebbe essere quello di essere meno pigro, più coraggioso, avere meno paura di sbagliare, non alimentare il timore che certi sforzi si rivelino inutili. Nel 2011 vorrei prendermi più cura delle persone che amo e organizzare meglio il mio tempo per averne di più per creare nuove cose, per sviluppare nuovi progetti. Sul web, ad esempio: forse è la cosa che so fare meglio, di certo è qualcosa che so fare bene. Nel 2011 vorrei anche migliorare il mio inglese, imparare lo spagnolo e fare un po’ di sport. Non troppo, quanto basta. E vorrei viaggiare di più, non soltanto tra Trapani e Trieste.

    E poi, secondo Garcia Lorca tre sono le cose fondamentali nella vita di un uomo: piantare un albero, scrivere un libro, mettere al mondo un figlio. Io di alberi nella mia villetta di Alcamo Marina ne ho piantati abbastanza, credo che sia venuto il momento di ottemperare agli altri due doveri.

    Nel 2010 ho ridotto il mio consumo di carne di circa il 40%. Ho compreso meglio che, per quanto l’uomo sia l’animale più dotato, non ha alcun diritto di ritenersi superiore alle altre specie, e di fare di esse ciò che gli pare. Ecco, nel 2011, ad esempio, vorrei smettere di mangiare cadaveri. Persino nella Bibbia c’è scritto che il sesto giorno della creazione Dio disse "vi do tutte le piante con i loro semi, così avrete il vostro cibo". Diventare vegetariani, per quanto sia un concetto difficile da accettare, è un passo in avanti verso un grado di civiltà superiore, verso un rispetto maggiore per tutto ciò che ci circonda. Per tutto ciò che abbiamo.

    Tempo fa una mia amica mi ha detto che esistono due categorie di persone: quelle che non si fanno mai troppe domande e sembrano avere da sempre la strada segnata - forse qualcuno l’ha tracciata per loro - , e quelle che di domande se ne pongono costantemente e che non sanno oggi ciò che faranno tra un mese o due. Io credo di appartenere alla seconda categoria e forse mi sta bene così, ma dal 2011 qualche certezza in più non mi dispiacerebbe.

    Di momenti difficili probabilmente non ne mancheranno, anche la stagione dell’Inter non sarà la stessa dello scorso anno. Ma se ne verranno, cercherò di tenere bene a mente quella frase che dice "il momento più importante della mia vita è stato quando ho incontrato la mia volontà".

    Buon anno a tutti ;-)

  • Noi applichiamo il "do ut des"!

    Vincenzo Caico | Visioni | mercoledì 15 dicembre 2010 09:51

    Dopo ciò che è successo ieri in Parlamento, possiamo dire che Totò aveva capito tutto.

  • Volver

    Vincenzo Caico | Pensieri | lunedì 11 ottobre 2010 17:46

    minatores.jpg

    Mercoledì è il grande giorno. I 33 minatori rimasti intrappolati a 700 metri di profondità nella miniera di San José, in Cile, verranno riportati alla luce attraverso una galleria rivestita d’acciaio e percorsa da una capsula che li salverà uno ad uno.

    Questi 33 eroi hanno saputo mantenere i nervi saldi per più di due mesi, fino all’ultimo. Sono stati un grande esempio di solidarietà. Nei giorni scorsi qualcuno ha scritto su Facebook che negli occhi di questi uomini c’è la speranza del mondo intero.

    Paracelso, medico e alchimista del Rinascimento, precursore della medicina moderna, diceva "Colui che vuole entrare nel regno divino, deve prima entrare nel corpo di sua madre, e morirci". L’archetipo della Grande Madre e del regressus ad uterum caro ai Purana, agli antichi greci, agli alchimisti del Rinascimento, ma anche alla tradizione cristiana. Quel ritorno nel grembo materno che significa sia la morte che la rigenerazione dell’individuo e la sua conquista dell’immortalità.

    Per questo mi piace pensare che il ritorno alla luce di questi uomini possa essere un augurio per tutti noi che siamo rimasti in superficie e che giorno dopo giorno inferiamo con le nostre piccole-grandi miserie contro la stessa terra che ci ha generato.

  • Ravvedimenti

    Vincenzo Caico | Visioni | giovedì 5 agosto 2010 18:45

    Secondo me sapevano già con chi avevano a che fare, ma adesso che il grande condottiero è affetto da demenza senile aggravata dall’eccessivo consumo di Viagra, scendono tutti dal carro, prima che il carro vada a sbattere.

    E Pierferdinando Casini, che ora parla di questione morale e del giudizio politico che va separato da quello penale, è quasi patetico: fino all’altro ieri candidava, ricandidava e difendeva a spada tratta Totò Cuffaro.

    E chi è il segretario del suo partito? Non è certo cioccolata, ma è sempre meglio della merda.

  • La cura del rimpianto

    Vincenzo Caico | Racconti | mercoledì 21 luglio 2010 10:07

    Scacchi

    Ambra dice che aspetta con ansia il mercoledì a partire dalla sera prima. Che è il suo piccolo momento di piacere. Io non mi faccio illusioni, però: dice tante cose. Quando arrivo ha già messo i pezzi sulla scacchiera, alla rinfusa, e ha tirato giù i cuscini, visto che giochiamo sul pavimento e ogni partita dura un’ora o più. 

    "Non tocca a me il nero" faccio, come ogni volta. 

    "Sì invece" dice lei, accarezzando i suoi pedoni bianchi come se fossero un piccolo esercito del bene.

    Mi piace osservarla mentre gioca. Quando riflette sulla prossima mossa ha l’espressione seria ed impegnata di chi con un solo gesto potrebbe cambiare i destini del mondo.

    Volevo insegnarle la dama, che è più semplice, ma lei ha insistito per gli scacchi: ogni pezzo per lei è un personaggio ben distinto, con una storia a sé, che prende parte ad una grande impresa collettiva. Se fa un errore grossolano la correggo, allora reagisce quasi con insofferenza. Sbuffa, contesta ma poi accetta il consiglio. Una cosa in più che impara, piccoli mattoni che costruiscono il suo crescere.

    Nadia ha lasciato la porta della cucina socchiusa, per rispettare la nostra intimità, e di tanto in tanto sbircia. A volte sorride. Attraverso la fessura posso intuire i suoi movimenti in cucina: rapidi, precisi, leggeri, come fossero una danza. La prima volta che sono venuto a trovarle nella loro nuova casa ha esitato a chiudere la porta, combattuta tra il dovere di lasciarci da soli per due ore e l’istinto di proteggere i loro spazi, di ribadirne il possesso. Adesso sta asciugando i piatti con un panno uno ad uno, ma forse è solo un modo per tenersi impegnata e far trascorrere questo tempo.

    Due settimane fa è passata a trovarla un’amica, una che ha conosciuto dopo noi due. Si sono chiuse in cucina a discutere e fumare. A tratti parlavano sottovoce - probabilmente di me ed Ambra -, a tratti le sentivo ridere attraverso la porta, con quella complicità tipica delle amicizie tra donne ben rodate.

    Oltre quella porta c’è un mondo che non mi appartiene più.

    La settimana scorsa, invece, è venuto a trovarla un uomo, un mio coetaneo. Giacca e cravatta, ricci neri, aspetto curato, un professionista di non so cosa. Stringendomi energicamente la mano ha esibito un sorriso fiducioso e costruttivo. Sapeva di pulito e dopobarba costoso. Ambra, invece, aveva appena rovesciato i suoi acquerelli sulla mia polo.

    Dopo avermi salutato si è diretto verso il frigo come un padrone di casa, ha tirato fuori una bottiglia di birra, ha preso due bicchieri con la premura e la naturalezza di chi sa trattare le donne e ha raggiunto Nadia in cucina chiudendo anche lui la porta dietro di sé.

    Avrei dovuto sentirmi uno spettatore apatico dello scorrere quotidiano di esistenze distinte, lontane dalla mia, eppure ho percepito un rivolo velenoso insinuarsi per un attimo dentro di me.

    Adesso Ambra sta cercando di costruire una caserma dei pompieri con i lego. Osservo le sue mani, le sue dita muoversi con un’orgogliosa incertezza. Avverto il suo calore, il suo odore, la sua fisicità. Durante i nostri primi incontri la trovavo che giocava già in soggiorno. Mi avvicinavo a lei timidamente, in punta di piedi. In fondo ero un intruso arrivato col treno delle 16:50 nella sua vita, uno che neanche sapeva bene ciò che stava rivendicando.

    Stavolta, invece, mi ha accolto a metà dell’unica rampa di scale - ventidue gradini - che conduce al loro appartamento. Quando sono arrivato a circa un metro ha spalancato le braccia e si è lasciata andare nel vuoto: un abbraccio sorprendente e sconsiderato.

    Stringendola al petto è stata la prima volta che ho avuto davvero coscienza di lei.

    Ambra: un mio prodotto, una vita che si è staccata dalla mia, uno spin-off della natura. Voglio il meglio per lei, ne sono certo e mi stupisco a pensarlo. Voglio che faccia della sua vita un piccolo miracolo, quell’idea di miracolo che inseguivo anch’io a vent’anni e che è andata perduta nello scontro con le misere contingenze della vita.

    Voglio che Ambra porti avanti, a modo suo, quanto di buono ci sia - o ci fosse - nel mio messaggio al mondo. La cura migliore per tutti i miei rimpianti.

    Eppure il mio rimpianto più grande è stato proprio lei. Ma questo l’ho compreso soltanto da poche settimane. Ci sono cose che richiedono prese di coscienza, non buoni consigli.

    Cinque anni fa non ho battuto ciglio quando Nadia mi comunicò la sua decisione di portarla al mondo e crescerla da sola. Forse quella sua dichiarazione era l’ultimo tentativo di scuotermi, di recuperare una relazione che stava andando a rotoli verso l’abisso.

    Invece la lasciai da sola. Lei rimaneva in trincea, io avrei cambiato città.

    Mi bastò un fine settimana per portar via da quella nostra casa durata solo sei mesi tutta la mia roba, i miei dischi, i miei libri. Per dimenticare che da lì a poco sarei diventato padre di qualcuno che dopo la mia fuga sarebbe comunque cresciuto sulla mia stessa terra, chissà dove, chissà come.

    L’ho tagliata fuori dalla mia vita come si espleta un compito durante un processo aziendale. Ho chiuso la pratica così. Una pratica che ho scoperto avere un peso tale che devi contrarre i muscoli per non rischiare di farti male quando ti salta addosso. Una creatura che ha un suo odore, un suo calore, un naso umido, capelli e piccole mani.

    La porta della cucina si apre e la testa di Nadia si affaccia a sorpresa. "Vi va un’aranciata?". Mi giro verso Ambra cercando una sua risposta. Lei fa una smorfia a cucchiaio con la bocca, ostenta sufficienza. Insisto io, le faccio "Mh?". Si prende ancora qualche istante, poi sorride e annuisce scuotendo la testa con energia.

    "Va bene – ne vengo fuori -, due belle aranciate per me e per la signorina": le battute brillanti, è vero, non sono mai state il mio forte.

    Nadia arriva in soggiorno a piedi nudi con il vassoio. Ci porge i bicchieri, ne prende uno anche per sé e si accomoda sulla poltrona. Stavolta rimane con noi. Accavalla le gambe con eleganza stanca, sorride ad Ambra. Hanno entrambe la pelle un po’ abbronzata, gli stessi capelli chiari e le stesse lentiggini. Sono già state al mare. Magari ci sono state col professionista di non so cosa.

    Osservo la serenità matura di Nadia, le sue braccia toniche ricoperte di peli biondi e sottilissimi, la sua calma attenzione. Provo ad immaginare le difficoltà che ha dovuto affrontare per tirare avanti in questi anni. Adesso le sono grato di non avermi fatto alcuna domanda, di non avermi rinfacciato nulla. Forse sarebbe bastata una parola di troppo per farmi ritornare sulle mie decisioni.

    Da quando ho voluto riprendere i contatti mi ha solo parlato del suo lavoro di insegnante e di Ambra. Dei soldi ne abbiamo parlato una volta sola e quasi con imbarazzo. Ci siamo accordati subito, in uno scambio di battute.

    Immagino che lei abbia pochi amici ma fidati e che il tempo che può dedicare a se stessa sia praticamente nullo. Questa casa minuscola ma curata, con entrambi i nomi e l’unico cognome possibile sul citofono, è il loro piccolo paradiso a colori.

    Ad un tratto vedo la scena dal di fuori come ripresa da un grandangolo. Interno giorno: io, lei ed Ambra nel loro appartamento. Nadia seduta in poltrona, noi due per terra in mezzo ai cuscini, sul pavimento disseminato di lego e piccoli personaggi di gomma. Penso allora che ci si possa sentire fortunati, nella vita, quando si è ancora in tempo per le scelte giuste.

    "Facciamo un’altra partita a scacchi?".

    "Si è fatto tardi. Tra poco devo andare".

    "Non importa, iniziamo lo stesso e continuiamo mercoledì prossimo. Quando torni".

  • Alcamo.it... e tre!

    Vincenzo Caico | Web e dintorni | martedì 20 luglio 2010 23:28

    Alcamo.it

    Alcamo.it si rinnova praticamente ogni tre anni e da ieri è online la nuova versione, la 3.0. Stavolta offriamo un blog d’informazione curato da Massimo Provenza, giornalista professionista e collaboratore del Giornale di Sicilia, e alcuni blog d’autore scritti da persone interessanti di Alcamo e dintorni che hanno idee e cose da raccontare. Per partecipare al sito non è necessaria alcuna iscrizione, ci si autentica tramite Facebook. I primi due blog d’autore sono già partiti: Fuori dal coro di Roberto Scurto e La tavoletta dello scriba curato da Rita Cane. Buon lavoro a noi!

  • Ballando sull’odio

    Vincenzo Caico | Visioni | venerdì 16 luglio 2010 14:21

    "Se qualcuno mi avesse detto che dopo 60 e passa anni sarei tornato qui ad Auschwitz con mia figlia e i miei nipoti, lo avrei preso per pazzo".

    Adolek Kohn, 89 anni, sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, è stato convinto dalla figlia Jane a girare questo video insieme a lei e ai suoi nipoti. Le riprese sono state fatte ad Auschwitz e nei campi di Terezin, ora in Repubblica Ceca, e Dachau in Germania. Il video ovviamente sta facendo molto discutere e non si può che rispettare tutte le opinioni. Per quanto mi riguarda, io lo trovo bellissimo.

  • Una firma per il Caffè

    Vincenzo Caico | Eventi | lunedì 12 luglio 2010 22:37

    caffesottoilmare.png

    Gli amici del Caffè Sotto il Mare di Trapani invitano tutti a firmare una petizione online con la quale chiedono al Sindaco di Trapani di poter usufruire, in via straordinaria, della piazzetta Esedra per lo svolgimento delle serate estive organizzate dal circolo.

    Il Caffè Sotto il Mare, per chi non lo conosce, è un circolo ARCI ed una delle realtà culturali più vivaci di Trapani, e la piazzetta Esedra, che si trova lungo le Mura di Tramontana, antistante il mare e alle spalle della sede del circolo, è il luogo naturale per ospitarne iniziative estive.

    Ogni sera, sia d’inverno che d’estate, si può andare nei locali del circolo e bere una birra o prendere un aperitivo a prezzi popolari ed ascoltare dell’ottima musica dal vivo, guardare uno dei film in rassegna o partecipare ad un incontro con un artista o uno scrittore, ma soprattutto puoi incontrare delle persone interessanti e sentirti subito a tuo agio, tra amici, in un ambiente deliziosamente accogliente.

    Capita allora che i soliti amanti del buon riposo ed invidiosi dell’altrui divertimento - perché ogni città ha i suoi amanti del buon riposo ed invidiosi dell’altrui divertimento - si lamentino per l’eventuale danno che i concertini e gli incontri potrebbero arrecare ai loro anziani - non in senso anagrafico - timpani qualora essi si svolgano nella piazzetta.

    A parte che la piazzetta Esedra si trova in una zona del centro storico di Trapani dove molte case sono ormai disabitate, ma l’anno scorso ho avuto il piacere di partecipare ad uno dei concertini all’aperto organizzati dal Caffè e posso assicurarvi che la musica era ben udibile solo nel raggio di una trentina di metri.

    Non so quanto efficace possano essere le raccolte di firme online per smuovere le coscienze degli amministratori di una città nella cui pancia si sono annidati per anni importanti centri massonici e meno importanti gruppetti di estrema destra, ma qualche secondo per firmare e sostenere gli amici del Caffè Sotto il Mare lo possiamo trovare tutti. Su su, firmiamo.

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